Aderire alla Società di Danza significa aderire al Manifesto e prenderne parte:

L’idea

La Società di Danza nasce con lo scopo di sviluppare una cultura di danza sociale fondata sullo studio del passato, ma proiettata nel futuro.
Una cultura di danza basata sulla relazione continua dell’individuo, della coppia e dell’intero gruppo. Un modo di intendere la danza che faccia tesoro dell’esperienza maturata nei secoli passati, ma si arricchisca della progettualità del nostro pensare contemporaneo. Non una fuga nel tempo, un gioco mascherato, ma un’esplorazione delle grandi miniere di conoscenza create da generazioni di maestri di danza.
Alla radice del nostro modo di intendere la danza c’è l’idea che la cultura sia un processo di trasformazione della società. Un processo che trova forza e vita nell’organizzazione di gruppi che condividano il medesimo percorso di crescita. Sviluppare cultura sociale della danza è per noi un modo di fare Società, mediante una precisa forma artistica: la Danza di Società di tradizione ottocentesca.
C’è un’idea alla radice della Società di Danza. Un’idea che la fonda e la nutre. È il pensiero che ogni espressione artistica debba essere una ricerca della propria forma d’esistenza. È la sensazione che attraverso una forma d’arte si possa creare quel mondo ideale, quasi utopico, che vorremmo nella vita reale d’ogni giorno, ma che si frantuma nelle contraddizioni perenni del vivere quotidiano. È il desiderio di trovare il modo migliore di stringere relazioni con chi ci vive accanto. L’arte, come la cultura, o è una sfida per crescere e migliorarci o è una semplice operazione di consumo. La differenza è chiara e costituisce il fondamento della Società di Danza.
Da una parte vi è la coscienza di essere produttori della forma del proprio agire, volere sempre comprendere fino in fondo i motivi, i significati, le cause e gli effetti delle proprie azioni: non accettare l’anonimato della massa, il vento delle mode, la manipolazione di opinioni e di gusti; per imparare a comprendere ciò che si vuole e distinguerlo da quel che viene imposto. Porsi verso la vita con intelligenza e curiosità, essere nella disposizione d’animo di perenne ricerca. Pensarsi come soggetti e non come oggetti nella complessa vita sociale. In opposizione alla figura del consumatore acritico di prodotti dell’industria culturale.
Una sfida: pensare la Danza di Società come un luogo in cui creare, nel piccolo di una sala di danza, l’immagine e la realtà di una società a misura di essere umano, fondata sull’impegno personale e la crescita collettiva, il rispetto altruistico e la condivisione di una progettualità comune.
La Società di Danza è prima di tutto un’idea. È il pensiero che si possa realizzare un modo nuovo di stare insieme danzando, fondendo aspetti sociali e artistici. Il nostro sistema di danza sviluppa comunità, nell’impegno verso la realizzazione delle singole danze come dell’intero Ballo. L’aspetto sociale vive nell’aggregazione attraverso la danza di un gruppo che condivida modalità di agire e finalità, un gruppo, insomma, che crei una cultura comune e condivisa di danza. L’aspetto artistico consiste nel graduale e lento lavoro di studio degli aspetti tecnici della danza; nel processo di “messa in forma” del proprio corpo. Per il danzatore È un percorso che va dalla piena acquisizione degli esercizi preparatori ai primi passi basilari, e via via si sviluppa attraverso lo studio delle figure e delle danze. L’evoluzione tecnica è un processo che si sviluppa negli anni e che, in realtà, non ha mai fine, perché una volta apprese tutte le figure e i passi, una volta conosciute le danze, una volta divenuti “bravi”, si personalizza la danza mediante mille piccole sfumature di stile che permettono di esaltare la personalità del danzatore, dando colore e spessore alla danza. L’aspetto sociale e artistico viaggiano insieme, sono strettamente interrelati e non possono essere separati. La Società di Danza è il luogo in cui la danza vive come progetto di cultura sociale e si realizza grazie all’impegno di tutti coloro che ne sottoscrivono il progetto ideale.

Associazione e Scuola

La Società di Danza è un’Associazione Culturale e una Scuola di Danza. Bisogna comprendere la differenza tra i due ambiti. Nella scuola vi sono l’insegnante e gli allievi. Le lezioni, gli stage, i seminari sono i momenti e i luoghi destinati allo studio in cui l’insegnante, da esperto conduttore, guida gli allievi all’apprendimento della tecnica, delle danze e dell’intero sistema della Società di Danza. Nella scuola l’insegnante è la figura unica di guida. Il rapporto esistente è verticale e non deve essere mediato da niente e da nessuno. L’allievo sviluppa le capacità e libera le proprie potenzialità nel rapporto con l’insegnante, che deve essere uno specchio limpido nel quale l’allievo osserva il percorso della propria evoluzione. Al singolo allievo e all’intero gruppo l’insegnante passa non solo le singole danze e la tecnica di esecuzione, ma la ricchezza della sua esperienza e lo spessore della sua personalità, senza la quale l’insegnamento rimarrebbe fredda lettera morta. L’associazione vive su un altro versante: è la forma scelta per dare un’organizzazione idonea al conseguimento degli scopi sociali ed artistici che perseguono tutti coloro che decidono di aderire al progetto. L’associazione è la casa di tutti i soci, pensata per essere il luogo nel quale coloro che lo desiderino possano collaborare allo sviluppo e alla crescita collettiva. La scuola e l’associazione non sono la medesima cosa, né tantomeno due realtà separate che si sovrappongono, ma due entità operanti con modi diverse per il raggiungimento del medesimo fine: lo sviluppo della danza di società. Scuola e associazione sono entrambe necessarie affinché l’idea e la prassi che animano la Società di Danza diventino un reale organismo vivente inserito nell’architettura sociale della città.

Il Sistema

La Società di Danza pratica e sviluppa un sistema di danza. La sua attività complessiva non è riconducibile né ad un genere di danza, tanto meno a più generi accostati insieme in maniera più o meno casuale. L’insieme delle danze studiate e praticate è invece un sistema, pensato nella sua interezza come un universo i cui singoli elementi siano tra loro funzionali e organici.
Elementi base del sistema sono i passi, le figure e le logiche di relazione tra i danzatori. Questi elementi costituiscono l’intelaiatura sulla quale si edifica, prende consistenza, l’intero sistema.
I passi e le figure hanno la loro origine nell’interpretazione dei manuali prodotti dai maestri di danza di società dell’Ottocento. Il concetto di interpretazione merita di essere chiarito. Ogni interpretazione, come è naturale che sia, è soggettiva. Riflette le capacità, le competenze, i gusti e gli interessi di chi realizza l’operazione di lettura dei documenti originali. Alla radice del nostro sistema vi è la danza di società dell’Ottocento. I documenti che testimoniano questa realtà sono centinaia di manuali di ballo prodotti in tutto l’Occidente in più di cento anni. Attraverso questo lungo periodo, l’esecuzione e la stessa descrizione di passi e figure variò molto. Se vi aggiungiamo le molteplici variazioni degli aspetti stilistici connessi ai singoli maestri, ci troviamo davanti ad un enorme panorama tanto affascinante quanto improponibile nella sua interezza. Una scuola di danza storica potrebbe insegnare una stessa danza in decine di modi diversi. Il nostro intento non è quello della ricostruzione fine a se stessa, ma piuttosto lo sviluppo di una cultura sociale e diffusa della danza. La capacità di possedere una tecnica precisa, definita e condivisibile diventa per noi fondamentale. Il lavoro di interpretazione del passato ha dunque portato ad un’omogeneizzazione delle diversità prodotte nel passato, per creare una sorta di linguaggio, con un vocabolario, regole grammaticali e logiche, che permettano a tutti coloro che lo vogliano di condividere la medesima cultura di danza. Il sistema non è sclerotizzato, ma dinamico, perché possiede nel suo patrimonio genetico la possibilità dell’evoluzione. La continua invenzione di nuove figure e nuove danze, sviluppate dall’evoluzione di figure storiche, ne è la testimonianza.
Le logiche di relazione tra i danzatori, accanto e passi e figure, sono il terzo elemento basilare del sistema. Le Quadriglie e le Contraddanze, intese come “danze di gruppo”, e i Valzer, le Mazurke, le Polke, i Galop e danze derivate, intese come “danze di coppia”, possiedono logiche di comportamento proprie, che caratterizzano il singolo tipo di danza e al contempo rimandano alla cultura generale della danza sociale. Dal modo di formare i carré, i set e i circoli, al modo di eseguire i saluti; dal modo di eseguire le progressioni e gli spostamenti all’interno delle configurazioni al modo di distribuire queste ultime nella sala di danza: è un universo di relazioni che ha trovato definizione e formalizzazione nel sistema. Le logiche sono diverse per tipo di danza, ma vi è un elemento che le salda in un principio unico: rispettare l’elemento sociale secondo il quale la danza del singolo è in funzione della danza di tutti. Base del sistema è dunque l’idea che la danza dei singoli individui sia sempre in funzione della realizzazione collettiva; idea che si rende concreta nelle diverse soluzioni tecniche.

L’Ottocento

Nella storia della società occidentale l’Ottocento è un momento storico di significativa importanza. E’ un secolo che ha inizio con la Rivoluzione Francese del 1789 e si conclude con la Prima Guerra Mondiale del 1914-1918. In questo ampio arco di tempo la società occidentale produce uno sforzo sensibile per il superamento delle rigide strutture sociali che per secoli avevano negato pari dignità e diritti agli individui. Nell’Ottocento inizia la grande sfida della ricerca di una forma sempre più giusta di relazioni sociali, di modelli sempre più democratici di organizzazione del lavoro e della convivenza tra le classi. Un processo di trasformazione della società non più vagheggiato da piccole elitè di intellettuali o sognatori utopici, ma messo in moto e sospinto da masse organizzate di individui coscienti del proprio agire. È un movimento che coinvolge i più diversi aspetti della civiltà occidentale, dall’economia all’istruzione, dalla politica all’arte. La danza di società, essendo uno dei frutti più evidenti dell’autorappresentazione della società cittadina, testimonia con precisione delle tensioni e degli sviluppi generati dal processo di crescita e affermazione della borghesia ottocentesca. Nell’enorme miniera della produzione dei maestri di danza dell’Ottocento È evidente il tentativo di recuperare la tradizione aristocratica innestandola con i prodotti culturali dei nuovi gruppi sociali attivi nel tessuto urbano. Il risultato è un modo di praticare e di intendere la danza che rispecchia la volontà di fare del Ballo il luogo dell’incontro in società, non un luogo qualsiasi ma “il” luogo prediletto della vita sociale della città. È da questa cultura che si sviluppa l’idea e la prassi della danza come universo di relazioni continue e funzionali tra tutti gli individui coinvolti: l’idea che un Ballo debba proiettare l’immagine di una società armoniosamente composta alla ricerca del proprio modello di perfezione.

Danza storica e Danza di Società

L’attività di danza che noi pratichiamo rientra nel campo della danza sociale o di società. Si tratta di una pratica diversa da quella che rientra nell’ambito della cosiddetta danza storica. Onde evitare fraintendimenti e errori di prospettiva è necessario comprendere la differenza. La danza storica è il prodotto della ricerca dei “Ricostruttori” di danze antiche. Questi studiosi, adoperando metodi complessi di studio, attraverso analisi comparate, ricostruiscono singole danze appartenenti a precisi momenti storici. Maggiore la capacità di ricostruire fin nei piccoli dettagli danze ormai perse da secoli, maggiore la capacità, la bravura e la soddisfazione del “Ricostruttore”. Il Ricostruttore non omogeneizza, non definisce standard di comportamento. Al contrario, evidenzia le diversità, mette in risalto tutte le possibili variazioni di una singola danza, accumula particolari raccolti attraverso analisi svolte nei campi più diversi: letteratura, pittura, scultura, musica. La danza storica non ammette sintesi, solo una riproposizione precisa di dettagli che rimandano ad uno specifico evento. La Danza di Società di tradizione ottocentesca, cioè il sistema che noi pratichiamo, è un’esperienza diversa. La nostra è una sintesi di ciò che nell’800 centinaia di maestri di ballo produssero. Dalla diversità noi siamo giunti all’omogeneità. Sulle decine e decine di varianti di una danza, abbiamo operato una sintesi e prodotto un campione unico. Dalla grande varietà nella descrizione di passi e figure abbiamo estratto tutti gli elementi basilari e li abbiamo posti a fondamento di un “linguaggio” unico, sul quale poter basare lo sviluppo ulteriore del sistema. Nella nostra idea di danza sociale, dall’analisi dei manuali dell’Ottocento si passa alla sintesi che stabilisce regole precise, chiare e condivise, affinché una realtà del passato possa ritornare ad essere danza viva, riproducibile e sviluppabile nel futuro.

La tradizione

La tradizione è un bagaglio culturale che ogni individuo può scegliere o meno di far proprio. Un insieme di conoscenze, comportamenti, modi di pensare che hanno radici profonde e che si sceglie di coltivare. La tradizione non è “il passato” in generale, ma è la scelta di “un passato” che si decide sia giusto mantenere in vita. Un passato capace di produrre eventi ed esperienze di tale importanza che non si può fare a meno di desiderarne la lunga vita. In realtà, nella vita di tutti i giorni di tale bagaglio si può farne a meno, non curarsene. Eppure la ricerca di un legame con la propria storia, il vissuto delle generazioni che ci hanno preceduto, la ricerca di un senso della nostra posizione nel fluire del tempo si oppongono ad una società dei consumi che brucia a velocità sempre maggiore i prodotti della cultura come quelli della vita materiale. La tradizione, la danza di tradizione, è l’accumulo di una riserva di valori condivisi, ricevuti e da tramandare, che arricchiscono la nostra vita di senso, le danno forza e aggiungono significati al nostro modo di intendere lo sviluppo futuro.

La danza come cultura di gruppo

Uno degli elementi fondamentali del nostro modo di praticare la danza consiste nello sviluppare una cultura di gruppo. Questo non è un semplice accostamento di singole persone riunite insieme in maniera casuale. Con la nostra danza i singoli costruiscono un modo di relazionarsi che determina il nascere di un patrimonio di sensazioni, emozioni, competenze e capacità condivise che definiamo cultura. Il modo di stare insieme, l’esercitarsi nella pratica della danza, l’impratichirsi nei complessi giochi coreografici porta a far nascere e svilupparsi delle competenze che non sono solo inerenti l’aspetto tecnico delle danze, ma anche e soprattutto l’aspetto relazionale. Non si sviluppa solo la capacità di danzare coreografie sempre più belle o più complesse, ma anche la capacità di imparare a fare della danza un momento di incontro. Abbiamo sviluppato la capacità di fare incontrare singoli individui trasformandoli in un gruppo, un insieme che condivida finalità, che pratichi seguendo un metodo e agisca definendo la forma del proprio esistere. è questa la cultura di gruppo generata dal nostro modo di intendere la danza. Una cultura della Danza di Società, dove quest’ultima non è il fantasma di una classe sociale del passato, ma la proiezione della Società in cui desideriamo vivere.

La danza come progetto

Le danze del nostro sistema sono pensate come un piccolo progetto sociale ed artistico. È un progetto sottoscritto più o meno consciamente da tutti coloro che vi prendono parte, ma possiede tutte le caratteristiche della progettualità collettiva. La realizzazione di una danza comprende l’esecuzione di passi, il disegno della figura, la continua relazione tra i danzatori nella coreografia generale. I danzatori si preparano, durante le lezioni settimanali e gli stage, a far convivere il proprio desiderio e il proprio piacere di danzare con il simile desiderio dei compagni di danza. L’apprendimento di tutti gli elementi, dai passi al preciso orientamento nella sala, è un processo lungo che si sviluppa attraverso il superamento di diversi stadi, veri e propri livelli di conoscenza. È fondamentale che questi livelli si maturino insieme come gruppo e non come singoli. Nella tecnica delle nostre danze è insita già l’idea che solo attraverso la socializzazione si raggiunga il fine del nostro danzare: il piacere di stare insieme realizzando un’esperienza gioiosa. Realizzare una semplice danza o un intero Ballo È dunque realizzare un piccolo progetto sociale ed artistico, con la coscienza che il risultato ottenuto sia il frutto del cooperare al medesimo fine e che la finalità stia nel condividere in comunità gioiosa il piacere e l’arte della danza. Quando pensiamo e parliamo della nostra attività, delle nostre danze, delle feste, degli stage lo facciamo come se fossero delle certezze, delle idee già messe in pratica, sperimentate e certificate una volta per tutte. L’esperienza ci suggerisce che non è vero. Ogni attività è in realtà un’ipotesi e un desiderio. Dietro ogni attività c’è un progetto pensato per creare relazioni attraverso la danza, ma in ogni progetto si nasconde un desiderio e l’ipotesi diviene un percorso per realizzarlo. L’ipotesi è la nostra voglia di pensare la danza come un viaggio sempre nuovo, un’avventura che segue un’altra, una ricerca di un piacere condiviso, mediato dallo studio ed immediato nella sua infantile semplicità. I viaggi, quando sono veri, sorprendono per la miracolosa capacità di rapirci e stupirci.

Socialità e spettacolo

Nel nostro modo di pensare e fare danza l’elemento sociale e quello rappresentativo sono fusi insieme. La finalità della danza di società è la socializzazione tra i danzatori mediante una specifica tecnica e secondo precisi modelli di relazione. Uno dei modelli consiste nel considerare ogni singola danza un momento di espressione della propria identità e al contempo un momento di accettazione dell’espressione dell’identità altrui. Nell’esercizio svolto a lezione per imparare una danza ci si applica per acquisire un modo nuovo di esprimersi, un modo di comunicare ai compagni di danza come ci piace essere e mostrarci; contemporaneamente siamo spettatori partecipi della volontà espressiva e rappresentativa di chi danza con noi. Il piacere che traiamo dalle nostre danze nasce dalla sempre maggiore precisione e personalizzazione nel realizzare la nostra parte in stretta concordanza con i partner; nasce dalla soddisfazione di poter rappresentare la propria identità in una comunità che la accetta e non la limita, anzi fonda proprio sullo stimolo allo sviluppo dell’individuo nella cultura di gruppo la propria ragione di essere. Detto questo è facile comprendere perchÈ rifiutiamo la rappresentazione intesa come dimostrazione di una pretesa superiorità artistica o tecnica, la tendenza a voler diventare bravi per distinguersi e elevarsi dalla “massa”. La rappresentazione come trionfo dell’edonismo non ci interessa. Preferiamo viverla come momento d’affermazione della propria identità in una dimensione di comunità.

La lezione

La lezione è il luogo e il momento dell’incontro. La lezione è un luogo non perchè si svolga, fisicamente, in uno spazio materialmente ben definito, palestra, salone o sala di danza che sia, ma in quanto deve rappresentare per noi un universo mentale dalle caratteristiche molto precise. La lezione è il luogo dove ci rechiamo per condividere il tempo della gioia creativa, per incontrare compagni di danza cui donare e ricevere attenzione. Dobbiamo pensare la lezione come un luogo nel quale non trascinare i pensieri pesanti e spesso tristi della vita quotidiana. Oltre la porta della sala di danza abbandoniamo l’abito feriale per indossare l’abito festivo. Anche per questo è importante indossare gli abiti propri della danza a lezione. E’ un luogo da utilizzare per ossigenare il cervello, purificarlo dalle tossine del lavoro giornaliero. Oltre a dover essere un luogo mentale, uno spazio nel nostro pensiero, la lezione è un momento temporale, un evento che si sviluppa nell’arco di un numero preciso di ore. L’insegnante organizza l’attività dando il ritmo, trainando gli allievi in una sequenza di momenti di concentrazione e distensione. È fondamentale che l’allievo assecondi il ritmo della lezione creato dall’insegnante, evitando di assumere comportamenti che si oppongano a questo ritmo, lo frantumino. La lezione perfetta accade quando tutti ci disponiamo nello stato d’animo di ascolto, seguiamo il ritmo impresso alla lezione, rispettiamo i momenti di concentrazione collettiva e ci rilassiamo al momento opportuno. Non si tratta solo di rispettare le semplici regole dell’educazione. In più bisogna imparare a vivere la lezione come un momento precisamente strutturato di tensione-rilassamento dell’attenzione, rispettando la guida dell’insegnante, assecondandone lo sforzo di generare il ritmo giusto nella conduzione della danza. La lezione inizia sempre con gli esercizi di preparazione. Realizzati in circolo, al centro della sala, sono il momento di passaggio, di transizione dai pensieri quotidiani al mondo separato della danza. E’ il momento di liberarsi da tutto ciò che durante la giornata ci ha coinvolto e disporci a godere del piacere della danza sociale. Per questo motivo tutti devono chiudersi in circolo per gli esercizi di preparazione. Rimanere fuori dal cerchio degli esercizi comunica la bruttissima sensazione di chiamarsi fuori dalla comunità, proprio nel momento in cui il gruppo intero dei danzatori si stringe in cerchio per iniziare la propria attività. Durante la lezione l’insegnante non comunica solo come fare ad eseguire passi e figure e intrecciarle sì da realizzare la danza: aiuta gli allievi a comprendere le relazioni che costituiscono l’essenza profonda del nostro sistema di danza. La lezione è il luogo nel quale l’Associazione vive. Per quanto varia sia l’attività che coinvolge l’Associazione, per quanto diversi siano gli ambiti nei quali la Società di Danza sia presente ed attiva, uno rimane il luogo centrale della nostra vita associativa: la lezione. È il luogo dell’incontro, è il momento dello studio collettivo e della condivisione della gioia comune nella danza. È il momento che l’insegnante ha preparato con cura per permettere a tutti gli allievi di trovare la propria dimensione nel gruppo. È il momento dell’apprendimento come della manifestazione delle competenze maturate. A lezione si suda insieme e si cresce insieme, ci si gratifica e ci si aiuta a vicenda, si impara a relazionarsi con i compagni di danza, a rispettarne i tempi di crescita, per essere rispettati nei propri. La lezione è il cuore pulsante del nostro organismo: vive nell’incontro delle volontà di esserci.

La tecnica

Quando parliamo di tecnica pensiamo alla realizzazione di quell’insieme di passi e figure che compongono il nostro sistema di danza. L’acquisizione della tecnica è importante perché ci permette di dialogare con i nostri compagni di danza mediante il nostro corpo. Nella vita quotidiana siamo soliti rapportarci a chi ci sta intorno attraverso l’uso del linguaggio verbale, ma anche attraverso quel complesso universo di comunicazione che è il linguaggio non-verbale, la mimica e i gesti. Nella danza il linguaggio verbale è soppresso e il nostro corpo rimane da solo a dover comunicare e interagire con i partner coinvolti. La tecnica è dunque il linguaggio da apprendere per poter comunicare con i compagni di danza. Da quì quel noioso senso di frustrazione che il danzatore prova quando non riesce a realizzare una danza per mancanza di competenza tecnica: è come se non riuscisse a dialogare con chi gli sta a fianco; la brutta sensazione di voler entrare in sintonia con gli amici che lo accompagnano senza riuscirci. L’acquisizione della tecnica è lo sforzo necessario per stabilire la relazione con i partner, per non fermarsi al livello elementare della conoscenza. Volere approfondire la padronanza della tecnica significa desiderare un sempre più alto livello di relazione, un approfondimento continuo delle possibilità di conoscenza che si aprono nella relazione con i compagni di danza.

Le danze

La quadriglia è la vita di un piccolo universo chiuso, il carré delimitato ad ogni lato da una coppia che ne segna i confini. All’interno di questo universo i danzatori intrecciano un flusso continuo di relazioni che mai deve subire interruzioni o fratture. Il fascino della quadriglia sta nel continuo movimento di sguardi, attenzioni, gesti, movimenti misurati e precisi che si compiono senza soluzione di continuità dai saluti iniziali alla fine. Nella quadriglia cerchiamo sempre il contatto visivo col partner e gli altri danzatori, non abbandoniamo mai a caso la mano del partner, seguiamo sempre con sincera attenzione la danza di ognuno. Nell’arco delle cinque parti passiamo attraverso tutte le figure con la coscienza che ogni misura musicale, ogni frase ci serve per tessere relazioni; con l’idea che solo mettendoci tutta la propria disponibilità si possa evitare quella brutta sensazione di freddezza che nasce da un voluto distacco o isolamento anche di un solo danzatore. La quadriglia è una danza con un elevato potenziale di realizzazione artistica, ma diviene davvero un piccolo pezzo di arte sociale solo quando accanto alla perfezione tecnica si aggiunge il perfetto accordo del sentimento. Le contraddanze che noi danziamo appartengono alla tradizione scozzese. I motivi di tale scelta devono essere chiari e sempre presenti nel nostro agire. In Scozia la cultura della country dance, per noi contraddanza, ha vissuto più di due secoli di continuo ed ininterrotto sviluppo. Nel Novecento studiosi, appassionati e maestri hanno seguito il lavoro di perfezionamento e omogeneizzazione svolto da Miss Milligan e Mrs. Stewart facendo sì che l’arte sociale della contraddanza raggiungesse livelli mai toccati da tradizioni similari. Nello spirito e nella tecnica delle country scozzesi si racchiude uno dei piccoli segreti del fascino della danza sociale: crescere e maturare dentro l’alveo di una tecnica precisa e condivisa, mediante la quale dare a sé e ai compagni di danza la possibilità dell’espressione. Un’espressione che non porta con sé alcun altro significato se non la ricerca della gioia di stare insieme. Una serena condivisione di comuni intenti, non casuale, ma meditata e insieme costruita.
Il valzer possiede caratteristiche che ne fanno, e ne hanno fatto nei secoli, una danza dallo speciale fascino. Nel valzer entrambi i danzatori devono possedere necessariamente la tecnica base. Mentre nelle quadriglie o nelle contraddanze si può “camminare” attraverso le figure, più o meno guidati dal partner, nel valzer la necessità di sentire e andare a tempo come di intrecciare i propri passi con quelli del partner in maniera sincrona è assolutamente necessario. Fin quando non vi si riesce il valzer non prende vita. Nell’abbraccio dei danzatori chiusi in coppia e nell’avvitamento di quest’ultima lungo la linea di danza vi sono gli elementi che condizionano e al contempo esaltano il movimento del valzer. Riuscire a trovare la sintonia perfetta col partner è una delle finalità e una delle principali soddisfazioni nel danzare il valzer. Ma è non l’unica. Nel nostro sistema di danza il valzer non è solo una danza di coppia, ma vive nella logica delle continue relazioni tra tutti i partecipanti alla coreografia: vi è la “progressione”. Danzare il valzer con il meccanismo della progressione significa moltiplicare il tentativo di stabilire “sintonie perfette” tra tutti i danzatori presenti e non limitarsi al solo partner, non chiudere la coppia nella separatezza del proprio universo particolare. È questo il fascino del nostro valzer: condividere la ricerca della sintonia, all’interno di una sequenza coreografica precisa, col numero maggiore di partner possibili.

Gli stage pasquali ed estivi

Gli stage pasquali ed estivi svolgono un ruolo importante nella nostra vita associativa. Agli stage si presentano e si provano le danze nuove, quelle che entreranno in repertorio negli anni successivi. È dunque un laboratorio che permette a tutti, ognuno al proprio livello, di gustare il fascino di nuove coreografie. Un laboratorio intensivo, nel quale la danza avvolge per intero, riempie l’intero arco della giornata, permettendo una maturazione di carattere tecnico impensabile a lezione. Si genera un’atmosfera particolare. Condividendo con i compagni di danza, pur nel rispetto degli spazi personali, l’intera vita giornaliera si sviluppa un sentire comune, si produce una gioiosa atmosfera di comunità. È un modo di stringere relazioni per mezzo della danza; nel sudore delle tante ore di lezione come nella convivialità della tavola condivisa abbiamo un momento importante della nostra vita associativa. Lo stage di Pasqua è un momento che esalta la ricerca dell’incontro, la negazione dell’isolamento. Nei tre giorni di intenso studio di danza e continua vita collettiva si esalta e si soddisfa il desiderio di stringere relazioni mediante le quali arricchire il proprio universo, intellettuale e affettivo. Gli stage servono anche a permettere la conoscenza delle diversità di stile e di metodo che caratterizza i diversi insegnanti. In questa diversità vive la ricchezza dell’associazione. Questo accade perché gli insegnanti della Società di Danza non si appiattiscono su modelli precostituiti di insegnamento, ma sviluppano le proprie doti nell’ambito di un’esperienza tecnica e umana, nello spirito della danza sociale; formandosi una competenza tecnica in sintonia con l’idea generale. Gli stage pasquali ed estivi nascondono e rivelano al contempo un desiderio: la serena utopia di una comunità danzante.

Buon Danzatore Bravo Danzatore

La differenza tra un Bravo danzatore e un Buon danzatore non è un gioco di parole, tanto meno un’esercitazione dell’intelletto, più o meno sterile. E’ una realtà sperimentata nella pratica di danza. Per imparare a danzare ci impegnamo a studiare passi e figure, andare a tempo con la musica, interagire secondo le giuste modalità con i compagni di danza; apprendere il repertorio. Dopo un periodo più o meno lungo di apprendimento, secondo le doti naturali e la quantità di tempo dedicata allo studio, si può divenire bravi. Bravi Danzatori, cioè eseguire tutte le danze conosciute con precisione, affrontare le danze nuove con intelligenza e prontezza, risolvere in un attimo le situazioni difficili che si vengono a creare nei momenti di incertezza. Giungere a un tale livello è un bel risultato, ma non è il punto di arrivo, perché la tecnica non È tutto. Si diviene Buoni Danzatori quando si è capaci di comunicare il piacere di danzare con il partner. Si è Buoni Danzatori se la persona con cui danziamo percepisce la gioia che comunichiamo attraverso la danza. Non ha alcun senso comunicare al partner o ai danzatori circostanti il messaggio: “guardate come sono bravo, provate ad imitarmi se ne siete capaci!” o ” guardate come potete divenire se vi applicherete!”. No, l’unico messaggio che un Danzatore deve comunicare è: “Sono contento di danzare con te e la ricerca della perfezione che applico nel mio danzare è la manifestazione evidente della mia gioia di danzare con te”.
Un Bravo Danzatore nella danza guarda se stesso, un Buon Danzatore sa guardare il partner con cui danza. La Società di Danza esiste per far crescere Buoni Danzatori.